I luoghi

Le Isole Eolie

Le sette “perle” del Mediterraneo. 

Arcipelago di origine vulcanica situato nel mar Tirreno in provincia di Messina proprio di fronte a Milazzo, sono patrimonio dell’umanità, Unesco.

Sono tutte collegate tra loro da un servizio di aliscafi e navi.

LIPARI: è l’isola più grande, spiagge bianche di Canneto e bianchissime alle cave di pomice di Porticello, da vedere: il castello, il museo archeologico, la Chiesa di Sant’Antonio, il parco archeologico della contrada Diana.

I Laghi di Ganzirri e Torre Faro

Nella zona di Capo Peloro, a circa 10 km da Messina sorgono i villaggi di Ganzirri e Torre Faro, caratterizzati da 2 laghi (pantani) collegati al mare da canali.

Caratteristici scorci panoramici sono visibili attraverso un percorso naturalistico che si snoda tutto in torno ai laghi.

Tradizionale attività lavorativa e produttiva esercitata nei laghi è quella dei mitili-coltura, cozze (cozzi) laghi di Ganzirri e Torre Faro, vongole (cocciole) e ostriche.

Nello stretto di Messina, caratteristica è la pesca (caccia) del pescespada. Il pescespada è un pesce pereiforme della famiglia xiphiidae (xiphias gladius) lungo fino a 4 mt. e pesante a volte anche 3 quintali, privo di squame, di pinne ventrali e denti.

Una volta la pesca si effettuava con barche a remi (luntri) piccole ma veloci. Adesso invece, si utilizzano le feluche o spadare, molto più grandi a motore, dotate di un’alta antenna di avvistamento e di una lunga passerella per il fiocinatore. Avvenuto l’avvistamento, l’antenniere lancia il segnale e con urla indica la direzione al pilota, allo stesso tempo il fiocinatore si posiziona alla fine della passerella e al momento buono lancia la fiocina, legata ad una corda lunga centinaia di metri al grido di “viva San Marta Biniditta”.

Quando la resistenza del pescespada è piegata, viene issato a bordo della barca da carico, con molta cautela, sapendo che a volte nell’agonia, il pesce può ancora avere un improvviso ritorno di aggressività.
Le carni del pescespada hanno un alto potere nutritivo tanto da farli definire da Ateneo e da Archistrato “cibo divino”.

Altra pesca tradizionale praticata nello Stretto di Messina è quella della spatola e delle aguglie (augghi).

 

 

Il Parco dei nebrodi

Al centro della Sicilia tra i Monti Peloritani e le Madonie si stagliano i Monti Nebrodi, catena montuosa piuttosto regolare, tra cui spicca il monte Soro 1847 m. e il lago Biviere.

Caratteristici sono i boschi di macchia mediterranea alternati con quelli di sughera (querqus suber), ginestra spinosa (cacalycotome spinosa), corbezzolo (arbutus unedo), il mirto (myrtus communis), l’euforbia (euphorbia dendroides), il lentisco (pistacia lentiscus) ed il leccio (quercus ilex). 

La fauna è tra le più ricche e complesse. Sono presenti: il ghiro, il moscardino, il disco glosso, la rana verde minore, la testuggine palustre e una moltitudine di uccelli, circa 150 specie).

Nei Nebrodi gli insediamenti sono stati sempre caratterizzati da attività pastorizia, con relative produzioni artigianali (formaggi, ricotta, ecc.), ricami di tovaglie e lenzuola eseguiti a mano, ceste panieri di giunco o canna, attrezzi di legno o ferla, lavorazione della pietra e del ferro battuto, stuoie e tapppeti e di produzione di pregevoli ceramiche, sono i segni tangibili dell’operosità e della fantasia degli abitanti dei nebrodi.

Capitolo a parte meritano le produzioni d’olio d’oliva, miele, pistacchio, frutti di bosco e nocciole, conosciute in tutto il mondo. Ma soprattutto i prodotti alimentari trovano la massima espressione nei salumi prodotti da carni del famoso suino nero dei nebrodi, che è facile incontrare libero e 
beato durante una passeggiata nei boschi.

Sono 23 i Comuni il cui territorio ricade all’interno dell’area protetta, 18 in provincia di Messina (Acquedolci, Alcara Li Fusi, Capizzi, Caronia, Cesarò, Floresta, Galati Mamertino, Longi, Militello Rosmarino, Mistretta, Sant’Agata Militello, Santa Domenica Vittoria, San Fratello, San Marco d'Alunzio, Santo Stefano di Camastra, San Teodoro, Tortorici, Ucria).

taormina

Il suo primo nome fu Tauromenium, cioè abitazione sul Tauro, monte su cui sorge, oggi trasformato in Taormina.

Taormina nacque già come città turistica, in quanto Siculi, Greci, Romani, Bizantini e Saraceni la scelsero per soggiornarvi a lungo e non solo per motivi politici.

I Normanni la consacrarono come sede turistica residenziale e divenne, sin da allora, centro di riunioni e convegni, di visite e soggiorni.

Nel XVI secolo Taormina divenne località nota a livello internazionale, e molti personaggi illustri la visitarono e ne decantarono la bellezza.

Le sue spiagge splendide e famose, Taormina mare, Spisone, Mazzarò, Capo Sant’Andrea e Capo Taormina da dove si possono raggiungere in barca grotte marine e l’Isolabella raggiungibile anche a piedi durante la bassa marea, sono meta di numerosi bagnanti provenienti da tutto il mondo.

tindari

Altura posta tra Patti e Falcone, fu fondata da Messinesi, Locresi e Italioti, che si insediarono su quel promontorio, così nacque Tindari (Tindaris, nome derivato da un epiteto dei dioscuri, detti anche Tindaridi).

Questi popoli si dimostrarono molto attivi in ogni campo, lo dimostrano i numerosi ritrovamenti archeologici, il teatro, alte mura di fortificazione, l’acropoli, le monete, i monili e le statue.

Tindaris si alleò fedelmente a Siracusa e ne condivise il destino.

Infatti al declino di Siracusa, Tindari subì l’invasione dei Cartaginesi, fin quando strinse una nuova alleanza con i Romani che la ripagarono con la restituzione della statua di Mercurio che i cartaginesi avevano sottratto.

In seguito ad una frana, un terremoto ed un maremoto, parte della città crollò, ricoprendo molte testimonianze del passato che nuovi scavi potrebbero ancora regalarci.

December 2020
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